Nel cinema, ogni fotogramma è una scultura digitale. A volte il modello è un'intera città del passato, altre volte è una visione spirituale. In fondo, il nostro lavoro è dare una struttura solida all'immaginario. Anche quando l'opera d'arte siamo noi stessi.
In occasione della partecipazione ai David di Donatello 2026, voglio condividere il dietro le quinte di un anno di lavoro intenso, passato a costruire mondi e a ricostruire la storia.
Spesso l’eccellenza tecnica dei VFX risiede nella sua capacità di scomparire per proteggere la narrazione. Questo è ciò che io chiamo L’Architettura dell’Invisibile.

Nel Film Grazia (diretto da Paola Columba), la sfida è stata puramente filologica. Ricostruire la Cagliari di fine ‘800 ha richiesto un lavoro di "sottrazione" e integrazione millimetrica.

Con Milarepa (diretto da Louis Nero), il lavoro si è spostato sul World Building. Qui, la tecnologia non è stata usata per stupire, ma per amplificare la maestosità di un mondo sospeso tra realtà e sogno.
IL VALORE DEL MESTIERE
Molti pensano che il lavoro di un VFX Supervisor inizi davanti a un monitor, a riprese ultimate. La verità è che il vero risparmio di tempo, budget e stress, avviene in pre-produzione. Definire insieme al DOP quali battaglie combattere sul set e quali risolvere in digitale è ciò che separa un buon lavoro da un disastro tecnico.
Il mio ruolo è quello di essere un partner creativo per il regista. Proteggere la sua visione significa anche saper dire "no" a un effetto superfluo se questo rischia di sporcare l'anima del Film. La tecnologia è un mezzo, mai il fine. Quando un produttore si fida di questa filosofia, il risultato non è solo un'immagine corretta, ma un'opera coerente.
Una riflessione finale
Le shortlist e i riconoscimenti sono gratificanti, ma il vero premio resta la fiducia dei registi che sanno quanto pesi ogni singolo fotogramma. Mi piace pensare a questo mestiere come a quello di uno scultore digitale.